Sesta tappa: Roma- Frosinone- Roma (seconda tappa)

Jonnhy Rizzo sembra contento. Di solito i miei amici alla sola parola ciclismo tremano e cercano in qualsiasi modo di non darmi corda. Dicono che è uno sport per vecchi, noia allo stato puro. Li lascio parlare, le prime volte ho provato a spiegare loro qualcosa, ma è stato inutile perché chi non vuol sentire si tappa le orecchie e preferisce concentrarsi sul rumore di fondo piuttosto che sulle tue parole. ‘U ministru, invece, guarda, ascolta scruta cosa accade ed è contento per il suo accredito stampa giornaliero. Il gruppo si avvicina e ce ne andiamo all’arrivo.
Sul traguardo c’è frenesia, i fotografi sono appostati per cercare la posizione migliore per i loro scatti, il servizio d’ordine cerca di tenere a bada i giornalisti e li chiude in un recinto. Ci finiamo anche noi, dopo però esserci persi per cinque minuti buoni in zona palco, tra miss e gente elettrica per le miss e per i lavori di contorno che dovevano essere finiti alcuni minuti prima.

All’ultima curva Impey sbaglia l’ingresso e Goss allarga quel tanto che basta per farsi tamponare da Pozzato. Succede il macello. Vanno giù in una decina, Cavendish compreso (e non è una novità), davanti parte lungo Nizzolo, giovane speranza italiana della RadioShack, uno che promette bene e che se tutto andrà per il verso giusto potrà vincere molti sprint nei prossimi anni, ma il ritorno di Francisco ‘Fran’ Ventoso è rabbioso e vincente. Trionfa lo spagnolo. E in un giorno di vento non poteva esserci vincitore migliore, Ventoso.
I corridori passano a velocità folle accanto al recinto della stampa. Pippo Pozzato arriva dolorante; porta sulle ginocchia e sui gomiti i segni dell’asfalto e sono escoriazioni e botte. Ha male alla mano, la sera si scoprirà la frattura dello scafoide; per lui il Giro finisce qui. Osserviamo da vicino le loro facce stanche, nessuno ha troppa voglia di parlare e cercano di scansarsi da giornalisti e curiosi. Li capisco, anche perché se fossi uno di loro non avrei la minima voglia di rispondere, preferirei andarmene a riposare, a pensare ai fatti miei.
A margine della zona d’arrivo c’è il ritrovo di chi cerca ricordi. Ed è una vera e proprio gara nella quale sono necessarie scaltrezza e prontezza di riflessi. Incontro Andrea, un ragazzino che non arriva ai dodici anni, un vero campione di catturaborracce. Ferma tutti, a tutti chiede la borraccia e se non lo badano cerca di fregarla; il servizio d’ordine s’incazza, lui fa spallucce e si gira dall’altra parte, poi ritorna alla carica.
Con ‘u ministru’ andiamo a vedere i pullman degli atleti. Grandi, vetri oscurati, una cortina di uomini a controllo di una flotta di bambini e ragazzi in cerca di gadget e autografi. C’hanno tutto, persino la lavatrice dove lavare asciugamani, maglie ecc. ecc. L’igiene è importante in fin dei conti.
Ritorniamo in sala stampa. Il pezzo lo scrivo a razzo perché i treni il pomeriggio sono quello che sono, c’è un’ora e mezzo da fare prima di ritornare a casa e, soprattutto, iniziamo ad aver fame. Trovare la strada è un casino, cartelli non ce ne sono e l’orario di partenza si avvicina. Troviamo indicazioni, strade buone per moto da cross. Poi è stazione, in anticipo addirittura.
Saliti in treno il vagone è vuoto e silenzioso, sarà un ottimo viaggio, ma non faccio nemmeno in tempo a dirlo a Giovanni che dal nulla entra una scolaresca. Urla, birre, confusione. Finita la tranquillità, finita la pacchia.
Si tratta di una classe dell’alberghiero di Sora, provincia di Frosinone. Se ne stanno a nord, “prima a Venezia, poi a Lignano, insomma in Veneto per una gita di una settimana, gita di sport al Beach volley school camp” (vorrei precisare, da Veneto, che Lignano è Friuli). Sono in quindici, al seguito una sola professoressa, quella di educazione fisica. Avrà il suo da fare a tenerli a bada. Parlano, urlano, si muovono, fumano in corridoio. Qualcuno fa il palo. Un tizio continua a mangiare, ha pizza rossa per dieci persone, ma immagino che a fatica basterà per placare la sua fame. Nella confusione generale, le ragazze cercano di prendersi la scena. La prof guarda e controlla che i ragazzi non esagerino, ma casino a parte, non fanno niente di troppo sbagliato. Tra tutti solo uno sta zitto. È in piedi, ma in disparte, si guarda attorno, poi si perde a guardare il panorama, quando qualcuno lo interpella risponde gentilmente, poi ritorna a starsene zitto e per i cavoli suoi. Le ragazze lo cercano con gli occhi, cercano di rapire il suo sguardo.
Un giovinotto, a spanne il più indisciplinato del gruppo fa avance all’insegnante, ma lei non bada e quando va oltre risponde a tono per smontare il suo ego. È brava, tiene tutto in pugno senza far capire di avere tutto in pugno. Poi è il tempo di elencare il da farsi dei prossimi giorni. Il più interessato è il tizio che continua a mangiare. È al quarto pezzo di pizza e non accenna a fermarsi. La professoressa legge le attività: beach volley, beach tennis, qualcosa che non ho mai sentito, beach soccer. “Ma venerdì non c’hanno segnato”.
“Come non c’hanno segnato per il beach soccer?”
“No, comunque adesso chiamo”, precisa l’insegnante.
“Ah Diego” urla per chiamare l’amico, “nu c’hanno segnato pel beach soccer!”.
“Eccome no?”.
“No, li mortacci loro, solo per il beach volley e il beach tennis”, risponde l’uomopizza.
“Li mortacci, e come famo? E soprattutto come se fa a giocà a beach tennis, mica rimbalza la pallina”.
Il viaggio continua la cagnara si stabilizza e mi rendo conto che se mi lamento del casino vuol dire che sto leggermente invecchiando.
Scendiamo a Roma e c’è lo stesso tempo schifido di quando sono partito, anzi, se possibile, è peggiorato. Ritorniamo a casa e giusto che ci siamo ci prepariamo una amatriciana, perché questo è un viaggio alla scoperta dell’Italia e quindi anche dell’Italia in cucina, regionale ovviamente.

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2 responses to “Sesta tappa: Roma- Frosinone- Roma (seconda tappa)”

  1. vazario says :

    Grande, bel pezzo! Inutile dire che la critica costruttiva aiuta sempre, hehehe! Non conosci il beach tennis (!?) anche conosciuto da noi romagnoli come i “racchettoni”!
    Oggi dopo aver letto il tuo articolo mi e’ venuto un certo langurino, anzi una certa fame e voglia di porchetta su un bel pezzo di toscano! Tuttavia, qui’ a Riad… il maiale e’ proibito, li mortacci loro!!!
    All’uscita dall’aeroporto di Riad c’e’ sempre un personaggio barbuto che fa i raggi X al tuo bagaglio per scorgere (e sequestrare) salami, bottiglie di vino e simboli religiosi… Certo, non vorrei sembrare blasfemo, ma rischierei volentieri la prigione per della mortadella e un bricco di Sangiovese che per un santino di qualche Santo, heheheh!

    • giroinseconda says :

      Ti capisco benissimo, per fortuna qui si mangia un po’ quello che si vuole. Il beach tennis, o meglio racchettoni, lo conosco, erano i tipi che non lo conoscevano e facevano un sacco ridere.

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