Settima tappa: Roma – Assisi (prima parte)

Per la prima volta dall’inizio del Giro, o meglio dall’inizio di Giroinseconda, parto in direzione nord. Meta finale è Assisi. Per la prima volta, inoltre, dormirò nella sede d’arrivo della tappa, che poi è anche sede di partenza di quella successiva, ciò vuol dire meno spostamenti e possibilità di andare al villaggio di partenza e al podio firme che tanto il pass me lo permette.
Il tragitto si preannuncia abbastanza breve e senza particolari insidie, se non quella di dovermi fare a piedi tre chilometri in salita. Sempre che non riesca a trovare un bus per la città alta. Assisi è strutturata allo stesso modo di Frosinone: una parte vecchia arroccata su di una montagnola, l’altra giù in pianura, piena di edifici del dopoguerra che stonano un po’ rispetto al contesto.
Da Roma parto in orario, il treno è abbastanza pieno ma c’è posto a sedere sia per me che per il mio zaino. Tutto va via tranquillo sino a tre quarti d’ora da Foligno, dove ho l’immenso piacere di incontrare la controllore più simpatica e a modo del mondo. La vedo arrivare, ha i capelli arruffati e la faccia paonazza e incazzosa. Ha profonde rughe ai lati degli occhi e non sorride neppure per sbaglio. La tizia che siede di fianco a me la paragona ad una strega e sinceramente non c’ha tutti i torti. Si avvicina. “Biglietti prego” urla a mezza voce con tono minaccioso. Glielo porgo. Prima sorpresa. “Non l’hai convalidato”. La guardo e resto sbigottito. L’avevo inserito nell’obliteratrice (che termine brutto), dovrebbe essere tutto a posto. Ma evidentemente non è così. Provo a spiegarle cos’è successo e che, nonostante sia evidente colpevole perché non ho controllato, è quantomeno ingiusto che mi tocchi pagare una multa. Lei non fa una piega, il suo rossore aumenta: “sono 50€ subito o 120€ se non ce li ha”. Provo ad esporre il mio punto di vista, ma al mio “ma”, il suo rossore esplode e inizia ad urlare “ma un bel niente (locuzione gentile per celare il suo ‘ma un paio di palle’, che finezza, che donna), o paghi adesso 50€ oppure sono 120€, ti conviene pagare adesso”. Grazie del consiglio. Mi toglie gli occhi di dosso. Stessa scena con la signora al mio fianco che aveva convalidato il suo biglietto alla stessa macchinetta a Termini. Lei non vuole sentire ragioni. Ci fa alzare e ci porta a inizio treno per farci il verbale perché ci rifiutiamo di pagare subito una multa ingiusta. Aspetteremo in piedi e pezzo di carta alla mano faremo reclamo. Lei si arrabbia e si rimette a urlare, è incontenibile, una iena. Al vagone successivo altri due casi, stessa situazione e stessa macchinetta che non ha fatto il suo lavoro. Una persona ragionevole capirebbe il problema e intelligentemente lascerebbe correre avvisando la stazione del problema. Lei no, è intransigente, una donna d’ordine e disciplina. Arrivo al primo vagone siamo in sei o sette. Un signore se la ride e mi chiede se avessi avuto dei problemi con la controllore. Annuisco. Ride di gusto, ma è riso amaro. “Guarda è una croce che ci portiamo da tempo. Questa è completamente esaurita e fa la stessa scena a tutti quelli che incontra, le basta il minimo pretesto”. Poi un consiglio: “non darle il documento perché non te lo ridà più se non paghi la multa subito. E scordati la ricevuta”.
Con me un signore distinto sulla cinquantina, dall’aspetto curato e dai modi gentili. “È la terza volta che succede in questo mese. L’obliteratrice in stazione da me non va e questa continua a non capire”. Si presenta. Mi chiede se conosco l’Umbria. “No, è la prima volta che ci passo, o meglio la seconda ma non ricordo niente, ero troppo piccolo”, rispondo. Siamo vicino a Terni. “La vedi tutta questa campagna? Adesso è bella verde, coltivata, un tempo, secoli fa, una gran parte di essa era un acquitrino. L’Umbria non era luogo bello per vivere”. È stato sindaco di un paesino nel Ternano, è appassionato di ciclismo e tradizioni popolari. “Alla fine sono la stessa cosa, c’hanno dentro la stessa passione, le stesse basi di mito. Questa zona è piena di racconti interessanti. Il mio nonno mi diceva che qui c’erano le fate. Era una storia che si perde nella notte dei tempi, ma era attuale sino alla fine dell’ottocento. Il mio nonno mi narrava che le fate erano scappate dalla Sibilla del Monte Vettore (montagna che sorge nei monti Sibillini, tra l’Umbria e le Marche) e si erano nascoste in queste zone per sfuggire alle grinfie della profetessa. Mi diceva che le potevi vedere la notte, che le potevi sentire piangere e che le loro lacrime si illuminavano. Era una storia bellissima. Una leggenda che può essere spiegata scientificamente tra l’altro, ma la spiegazione toglie magia all’atmosfera”. Gli chiedo lumi sulla vicenda, lui sorride. “Mio nonno si incazzerebbe, lui era per il racconto, non per la scienza, era di Colfiorito, come me del resto”. Mi fa vedere una sua foto. Aveva dei gran baffi e un volto di un espressione di un secolo andato. “La zona era paludosa e in parte lo è ancora. La notte capitava di vedere qualche fiammella, capita anche adesso ma è un evento più unico che raro. Sono gas che prendono fuoco, sono questioni di attimi. Un amico ci ha messo oltre un mese di appostamenti per vederne uno. È durato un decina di secondi, quando ha fatto click sulla macchina fotografica era già troppo tardi”.
La matta arriva, prende da parte un ragazzo che era stato ‘beccato’ dopo di me e con lui se ne va. Non ritorna. Intanto passa Spoleto, passa Trani e arriviamo a Foligno. La coincidenza è a distanza di sette minuti. Rimango ad aspettarla, poi mi muovo verso il mio binario. Trovo una guardia e gli spiego l’accaduto, che c’ho la coincidenza, che non voglio scappare ecc. Lui mi guarda non sapendo che dire: “è sempre la stessa storia, c’ho le palle piene di questa. Vai tranquillo e buon Giro”. Pratica sbrigata.
Foligno-Assisi è un attimo, nemmeno dieci minuti. Sceso alla stazione trovo per magia un autobus già pronto. Dieci minuti e sono davanti al Quartiertappa, la giornata è bellissima, il sole è caldo e scotta, ma un venticello lo rende innocuo. Si sta alla grande, ma non mi posso godere niente perché grazie a quella matta sono in ritardo su tutto. Entro al Convitto nazionale Principe di Napoli e mi incazzo ancor di più. Un buffet incredibile è davanti ai miei occhi, ma devo finire quello che non sono riuscito a fare in treno. C’è molta roba, qualcosa rimarrà. Me la sbrigo in poco tempo per fortuna, incontro Guido e andiamo a mangiare.
Ci sono primi, secondi, contorni e dolci, e i camerieri continuano a portare nei tavoloni vassoi carichi di cibo; vino bianco e rosso. Per ora il miglior servizio di ospitalità che ho trovato al Giro.

Annunci

Tag:, , , , , , , ,

2 responses to “Settima tappa: Roma – Assisi (prima parte)”

  1. vazario says :

    Fantastica questa “pre-tappa”! Io dico che meglio di cosi’ non ti poteva andare, fa piacere incontrare certi personaggi.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: