Nona tappa: Firenze – Sestri Levante – Torino (prima parte)

Partenza da Firenze, cambio a La Spezia, poi percorso breve sino a Sestri Levante. Il tempo è buono nonostante tiri una leggera brezza. Sull’autobus che mi porta a Santa Maria Novella due signori sulla settantina parlano della Fiorentina. Concordano su tutto, sulla stagione fallimentare, sul fatto che i Della Valle non investiranno finché il Comune non darà il via libera per la costruzione del nuovo stadio e della cittadella dello sport, su Corvino, che era bravo e competente, ma che era giunto il momento che se ne andasse. Poi l’argomento diventa Montolivo e le opinioni dei due diventano antitetiche. L’anziano #1 sostiene che era tempo che cambiasse aria ed è colpa dei Della Valle se è andato al Milan, l’anziano #2 invece vorrebbe la testa del giocatore, “è un Giuda che meriterebbe solamente calci nel culo, un bischero della peggior specie”. Non trovano un punto d’incontro neppure sul futuro allenatore: l’anziano #1 abbraccerebbe volentieri Malesani, “che era persona vera”, il #2 lo manda a cagare e sogna Dunga. Ranieri? “Quello è romano e se ne deve andare a cacare”. Rimarrei ad ascoltarli ancora, ma devo scendere.
La stazione è impallata di gente. Una scolaresca che corre e canta. La fila per i biglietti, nonostante le molte macchinette automatiche, è lunga e ci metto una decina di minuti a prendere il mio pezzo di carta. Capisco dopo perché. Due sono rotte, alcune accettano solo carta o bancomat, tre sono occupate da quattro ragazzetti che devono decidere se è meglio andare a Pisa o Siena. Gli altri aspettano e si lamentano, un signore in giacca e cravatta alza la voce, i giovanotti gli rispondono, serve l’intervento di un omaccione corpulento e incazzato per riportare la calma. Buongiorno a tutti.
Salgo in treno e l’aria condizionata a palla mi dà sintomi da iportermia, fuori splende un sole estivo e io sono costretto a mettermi un maglione e il giubbotto in pelle, poi entra il controllore, impreca, regola la temperatura, controlla i biglietti e se ne va. Il viaggio va avanti bene, mi addormento e mi risveglio a La Spezia.
La tratta ferroviaria che congiunge La Spezia a Sestri Levante è uno spettacolo per gli occhi. Corriamo sopra la costa, la montagna a picco da una parte il mare verde smeraldo dall’altra, si passano piccoli borghi, cittadine sul mare, colori accesi, il sole che luccica sulle onde appena accennate del Tirreno. Luoghi magnifici che ti mettono addosso una voglia incredibile di mare, d’estate, di mollare tutto e andartene almeno un paio d’ore a guardare le onde e a non far nient’altro che startene seduto lì ad oziare. Sono allo stesso tempo luoghi difficili che l’uomo forse ha mal sfruttato, ha sfidato troppo. Le cime ad un passo, fianchi scoscesi e minacciosi, la natura che impera da sopra e da sotto, ai lati.
Sono i luoghi che sono stati colpiti nello scorso autunno dall’alluvione che ha provocato 10 morti e 3 dispersi solamente nello spezzino e nella Lunigiana. Era il 25 ottobre durante il pomeriggio inizia a piovere, in 6 ore cadono 542 mm di pioggia, è pioggia torrenziale, scrosci carichi di incubi. I piccoli torrenti della zona non ce la fanno a reggere l’impeto delle piogge, straripano, portano con sé tutto ciò che trovano e si riversano nei fiumi più grandi. È un effetto a catena, il Vara e il Magra escono dagli argini, nonostante il loro alveo sia ampio. “Quella era una cascata d’acqua. Io per fortuna non sono stato colpito, ma una cosa del genere l’ho visto solo in India. Ero a casa in ferie. Mi ero pure incazzato perché c’avrei avuto da fare sul tetto per cambiare l’antenna. Mi ricordo come ieri quegli attimi, ero con mio figlio, eravamo alla finestra. Mi dico ‘belin che succede’, fuori era come un muro d’acqua, non si vedeva al di là del giardino. Una cosa mostruosa”. Omar ha quarantadue anni, vive a La Spezia da sempre pur essendo nato a Bastia. “Mio padre era un navigante, mi madre è corsa, antifrancese e ama l’Italia. Vengo da una famiglia strana, che viaggiava parecchio, forse per questo che io mi sono stanziato”. Ha un ristorante e si muove poco dallo spezzino, a parte oggi, perché oggi c’è il Giro.
“Il Giro è festa, è qualcosa di incredibile. Non sono un grande appassionato, è raro che mi segua tutto il percorso, ma vederlo quando passa è interessante e bellissimo”. Quest’anno la tappa di Sestri doveva essere diversa, doveva ‘sorvolare’ le Cinque Terre, poi è successo quello che è successo ed ecco il nuovo percorso. “E come fare a passare per di là. L’hai vista la strada? È ancora problematica in certi punti. Ma c’è da capirlo. Vernazza e Monterosso sono stati colpiti da una valanga di fango e detriti vari. A Vernazza c’ero passato da amici due settimane prima. Era il solito gioiello. Sono andato a dare una mano a questi sei giorni dopo il fattaccio: era irriconoscibile, fango dappertutto, detriti, pezzi di case divelte, belin un bordello bestiale”.

Passiamo sopra questi luoghi, appaiono laggiù, accanto al mare, sul mare, poi scompaiono dal finestrino, una galleria, la luce e un altro spettacolo. “Qui la gente si è stupita, si è sentita debole, ma io mi dico se continui ad asfaltare e a disboscare cosa vuoi che succeda? Questo. Io non è che sia ambientalista o cosa, ma dobbiamo capire che la natura, se vuole, ci fotte e se ci fotte siamo finiti”.
Sestri si avvicina. La costa si allarga, le montagne si separano dal mare, il treno diminuisce di velocità sino a fermarsi. Scendiamo, lasciandoci alle spalle l’alluvione e guardando al Giro. Oggi potrebbe essere una bella tappa. “Secondo me ci prova Cunego, è una tappa per lui, insomma per quello che era quando andava forte”. Lo saluto e mi auguro che questo Giro si tolga di dosso il torpore, che inizi a stupire.

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