Decima tappa: Torino – Cervere – Torino (prima parte)

La tappa per i ciclisti parte da Savona, la mia da Torino. Sole non ce n’è, è coperto da foschia e nubi. Davide, detto Labionda, detto Lenin, mi sveglia a cuscinate. Buongiorno. Colazione, poi usciamo per le strade del centro. Torino ha vie grandi, grandi palazzi, un’aria ottocentesca seria e imponente. Torino è una città che si specchia sul Po e riflette le montagne, che si sente bella e potente di un passato glorioso, che guarda con sarcasmo al proprio futuro. Torino che è sabauda e capitale a parole, regia e distante da questa epoca, ma attuale e alla moda. I suoi corsi spaziosi e alberati, le piazze di bar e caffè, i portici che coprono negozi chic e donne kitsch. Torino è un riverbero continuo che ti socchiude gli occhi, che ti impone occhiali da sole anche quando è nuvoloso, che quando c’è il sole diventa accecante, che è verde ma non te ne accorgi, che è montagna ma solo da lontano. Torino che è Fiat, ma solo una volta.
Torino è fascinosa ed elegante. Elena mi descrive luoghi e piccole storie, Davide, detto Labionda, detto Lenin, racconta la sua di storia, che è la Torino vista da uno juventino che ha vissuto in questa città l’ultimo scudetto bianconero, mannaggia, il ventottesimo comunque. Piazza Vittorio è luogo pieno di tifo, di coppa alzata alla folla, del saluto del capitano, del suo inchino, del suo commiato. Di alcool e applausi, di cori contro il Toro e l’Inter, di “chi non salta rossonero è” e “più quattro, il gol di Muntari non avrebbe cambiato un cazzo”.
Poi ritorna la storia ufficiale, il caffè Elena che fu luogo di Pavese e Nietzsche, il caffè Fiorio luogo di discussioni politiche e impegnate, tanto che il re, quando voleva sapere cosa si diceva in città, chiedeva: “che si dice da Fiorio?”. Il regio palazzo e Palazzo Madama in Piazza Castello, il primo Senato, la casa di Nietzsche, che qui si dice impazzì, Piazza San Carlo e le palle del toro da calpestare. Riesco a trovare anche qualcosa che assomiglia a un ‘Nasone’ (le fontanelle pubbliche che si trovano a Roma), bevo, ma c’è poco da fare, l’acqua di Roma è migliore.
A mezzogiorno e mezzo il sole rispunta, poi se ne va di nuovo. La stazione davanti, il mio treno al binario. Saluto, “a dopo”, che tanto stasera sono di nuovo a Torino. Sono diretto a Bra, la stazione ferroviaria più vicina a Cervere: nove chilometri. Cerco un autobus che mi porti in paese, gli autisti mi guardano, sorridono ed è sempre la stessa storia: “Per Cervere è tutto bloccato, c’è il Giro”. Ma dai? Dopo tre tentativo trovo un’autista che mi dice di salire con lui, che in questo modo guadagno almeno un paio di chilometri. Ringrazio e mi lascia esattamente al cartello del 6 km al traguardo. Ho una bella scarpinata davanti a me. Dopo due chilometri e mezzo circa, qualcuno si ferma e mi da uno strappo sino all’arrivo. Michele è alla guida, Roberta gli è seduta accanto. Sono di Candelo, provincia di Biella, sono qui per il Giro, che è passione comune, “nonostante in bici ormai ci si vada poco”. Sono gentili e simpatici, parliamo del mio viaggio, di ciclismo, di come si evolverà la corsa, delle prime salite e di Cervinia. Mi avvisano che in cima ci sarà un tempo cane. Ne avrò conferma all’arrivo in sala stampa. “Sono previsti due gradi, quasi sicuramente piove e probabilmente ci sarà nevischio”. Tempo da lupi, qualcuno potrebbe pagare dazio, inizia la corsa dura.
Cervere è un paesotto di duemila abitanti, quattro case, origini romane, ma edifici novecenteschi finto antichi. Uno stradone per arrivarci e poco altro se non distese di campi coltivati a porri, intervallati da fabbriche. Sullo sfondo le colline del Monferrato, dall’altro lato le Alpi, ma c’è foschia e si possono solo intravedere.
La tappa è appena partita, è la più corta del Giro, 121 km, qualche strappetto ma niente di più. Sarà arrivo in volata per forza, ultima forse penultima occasione per gli sprinter. Mark Cavendish vuole fare tripletta, Mark Renshaw vorrebbe centrare un successo, Matthew Goss è motivato, Sascha Modolo vorrebbe riuscire finalmente a non cadere. C’è un rettilineo di 5000 m che sembra di stare al Tour. Ci sarà modo di organizzare bene la volata, di sfruttare in modo ottimale il treno, di lanciarsi al meglio sul traguardo.
Per i giornalisti un buffet regale, secondo soltanto a quello di Assisi: formaggi locali, affettati, panini, risotto al porro, Barbera per chi vuol gradire, poi dolci e frutta, un ottimo tiramisù. Ci trattano bene. Cervere è ospitale, è al suo primo Giro, ci sono più spettatori che abitanti.

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