Undicesima tappa: Torino – Cervinia – Milano (seconda parte)

La ferrovia verso Châtillon è ad un solo binario, il treno va lento, si prende della pause in stazioni microscopiche sotto montagne altissime. La valle è verde smeraldo, stretta, pareti di alberi e di roccia a contornarla, qualche paesotto, corsi d’acqua, capre e mucche. Il treno sbuffa e un pastore si mette a fissarlo, lo saluta con una mano. Passa e scompare.
La corsa è partita ed è partita con un minuto di silenzio. In mattinata a Brindisi una bomba è scoppiata davanti ad una scuola: ha ucciso una ragazza di 16 anni, qualche ferito, uno almeno molto grave. In rete gira di tutto, dai quotidiani che riportano il solito vociare dei soliti politici, agli utenti che parlano e cianciano di una ragazza che nemmeno conoscevano come se questa fosse stata un’amica di sempre. Qualcuno parla di mafia, qualcuno di strage di Stato. Tutti sembrano avere la risposta giusta ai quesiti giusti. In Italia le bombe le conosciamo bene. La nostra storia recente ne è piena: da Piazza Fontana, a quella nella Stazione di Bologna, dall’Italicus a Piazza della Loggia, eccetera, eccetera, eccetera. Matrici rosse, matrici nere, matrici di Stato, matrici anarchiche, sia quel che sia. La cosa migliore che ho letto, l’ho trovata su un sito, 7yearswinter.com:

La cosa positiva di Brindisi è che entro 45 anni
i responsabili dell’attentato verranno catturati, processati e dichiarati innocenti.

È cinica e probabilmente non del tutto corretta. Ma sono fatto così, preferisco questo al cordoglio politico.
Le bombe sono una pratica infame perché ci può andare di mezzo chiunque e molto spesso a saltare in aria sono gli innocenti. La bomba, si diceva, è un mezzo equo di lotta, perché colpisce tutti, a prescindere da chi sei, cosa hai effettivamente fatto, quale sia la tua colpa. Difficile essere d’accordo, difficile accettare questo come vero. Il nemico lo si affronta faccia a faccia. Con le stesse armi.
Al mio fianco c’è Andrea, lo chiamo così. Ha trentadue anni, lavora una piccola azienda di prodotti biologici nell’aostano, lotta da anni per uno sviluppo diverso, che abbia a cuore la salvaguardia del territorio, che rispetti la natura. L’ho contattato via internet, ha accettato di incontrarmi, di parlare con me, “perché ogni occasione è buona per far sentire la propria voce, per pubblicizzare un’idea che ritengo giusta, specialmente in un sistema d’informazione come il nostro, che non dà spazio alla popolazione, alle sue richieste”. Ha un animo pacifico, “o meglio l’avevo. Ora non è più tempo di chiedere gentilmente perché nessuna istituzione è ormai interessata a intavolare un discorso, una discussione normale, a sentire le voci contrarie. Guarda cosa sta succedendo con la Tav. È un’opera assurda che non ha senso. È qualcosa che distrugge il territorio, che ha l’unico scopo di far fare un botto di soldi a poca gente, la solita gente, quella che da anni fa affari d’oro con lo Stato e che lo Stato continua a foraggiare perché sono serbatoi di voti”.
La Tav va fatta non perché è indispensabile, non perché serve alla gente e non perché serve nemmeno al commercio. “Va fatta perché la politica lo vuole. Quest’opera ha un costo assurdo, se si leggono i dati sul traffico merci tra Francia e Italia, nella tratta Torino-Lione, sono in continua contrazione, e non è colpa solo della crisi. I volumi iniziarono a calare nel 2000, dodici anni fa e non si sono mai ripresi, nemmeno per un momento. Pensa che nel 2000 il traffico totale Italia-Francia raggiungeva un massimo di 50.2 MT/anno compreso anche quello stradale, nel 2004 si è ridotto a 47.2 MT/anno e tra il 2004 e il 2009 è crollato con un meno 19%. Quello attraverso la Valsusa poi è collassato: -62% su ferro, – 37% su strada rispetto al 2004”. Andrea tira fuori due libretti. Me li passa: “questi sono due perizie commissionate dal Ministero dei trasporti francese per capire l’utilità o meno di questa infrastruttura. La prima è datata 1998 ed è stata commissionata a Brossier e altri “saggi” del Conseil General des Ponts et Chaussées e il responso è stato chiaro: gli esperti suggeriscono di potenziare la linea esistente perché il rapporto costi-benefici è sfavorevole con la costruzione del nuovo tunnel. La seconda, la cosiddetta Audit, venne commissionata Governo alla Direction Generale des Ponts et Chaussées, e presentata alla Assemblea Nazionale nel 2003. Fu una stroncatura netta poiché l’Audit sottolinea che i nuovi lavori non faranno in alcun modo aumentare i traffici che comunque continueranno a diminuire, la linea quindi sarà solo un peso per i contribuenti”. Non è però solo un problema economico però. Il dramma vero sarà ambientale e sociale. “Diversi documenti, come ad esempio quello dell’ARPA Piemonte, sottolinea come il Monte Frejus contenga quantità rilevanti di Uranio e Amianto. Questo è un problema, ma se le cose venissero fatte bene sarebbe anche risolvibile. Il vero problema, quello che potrebbe portare la valle al collasso è idrico. Il tunnel infatti interromperebbe alcune falde acquifere, quelle che poi danno vita alla valle. Anche il minimo errore provocherebbe danni irreparabili a tutto l’ecosistema di queste zone. E a valle ci sono coltivatori, allevatori. Anche i boschi sarebbero danneggiati e dalla mutazione dei flussi delle falde acquifere, con conseguente pericolo di frane, smottamenti ecc. Vale la pena rischiare tutto questo e spendere un sacco di soldi pubblici per un’opera che non porterebbe un incremento tale di merci da rendere fruttuosa la tratta? Non si può solo potenziare la tratta esistente, senza dover traforare ancora il Frejus, senza dover fare il tunnel dell’Orsiera?”.
Andrea espone tutto tranquillamente, il suo viso è sereno, ma la rabbia gliela si può leggere negli occhi. “I miei vengono da Susa. Ho amici là e non voglio che la valle si distrutta. Ci hanno etichettati come delinquenti, terroristi, come dei bastardi. Ma non lo siamo, siamo solo gente che vuole tutelare la propria salute, la propria sopravvivenza”. E la violenza? “Secondo te siamo dei violenti? Non lo siamo, ma siamo stufi, non ce la facciamo più e quando non ce la fa più arriva a utilizzare qualsiasi mezzo pur di salvarsi. Anche la violenza. Ormai è un lotta, siamo noi contro loro, la nostra esistenza contro i loro interessi. Non siamo dei terroristi, non mettiamo bombe, al massimo ci scontriamo, facciamo resistenza. Ho lanciato anch’io qualche molotov, ho menato anch’io qualche sbirro, ma non è con loro che ce l’abbiamo, non con le persone che abbiamo davanti, ma con l’istituzione cane che loro rappresentano. L’unica cosa sarebbe eliminare l’istituzione e rifondarla, ma farlo per bene, per una società giusta”.

(continua)

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