Quindicesima tappa: Laives – Cortina d’Ampezzo – Conegliano (seconda parte)

La corsa si accende sulla Forcella Staulanza, deflagra sul Passo Giau. Sulla terza salita giornaliera Caruso della Liquigas impone un ritmo indemoniato, in molti si staccano, selezione da dietro si dice in gergo. Tra i tanti perde terreno pure Roman Kreuziger. Il ceco è stanco, perde uno-due-tre-dieci metri, alza bandiera bianca, si ritrova a boccheggiare a maledire salita e pedali. Finirà ad oltre 11’, finirà per dire addio a sogni di gloria e di alta classifica. Gli altri rimangono a ruota, dietro alla Liquigas, dietro a Basso. Poi la discesa e il Giau che si erge a giudice. Capecchi fa ritmo pesante, poi si stacca sfinito e lascia il suo capitano da solo. Il varesotto da due strinate che fanno male e sgretolano il gruppo. Rimangono in sei, dietro Nieve da solo a cercare di rientrare sui migliori, alle spalle un gruppetto più nutrito che fatica e cerca di non perdere troppo. Tra questi Cunego e Intxausti. Gadret è con loro, ma esce e cerca di ritornare sui primi, prova a rinverdire i ricordi di un anno fa, quando non perdeva terreno, quando salì sul podio, ma solo sulla carta, ma solo post squalifica di Contador. Il francese raggiunge Nieve, poi viene rimbalzato. In discesa vengono ripresi, chiuderanno nel secondo gruppo.
Là davanti, tra coloro che si giocano tappa e Giro, a un chilometro dalla cima Pozzovivo dà una bella accelerata. Rispondono tutti, poi Scarponi si pianta, innesta il rapportone e cerca di salvare la gamba dai crampi. Si riprende, si butta a capofitto in discesa, raggiunge il colombiano Uran, discesista non eccelso, poi di nuovo i crampi. Il marchigiano fa stretching, massaggia i muscoli, impreca e riperde terreno, sembra spacciato. Non è così, si riscatta, si ributta come un indemoniato verso Cortina e riesce a riprendere le ruote del gruppo. Sull’ultima rampa verso l’arrivo qualche scaramuccia, ma niente di che. Parte lo sprint, lo lancia Scarponi, lo vince Purito, su Basso.
Cortina guarda l’arrivo, Cortina osserva il passaggio dei corridori, le loro facce stanche. Cortina applaude tutti, dal primo all’ultimo, senza distinzione, “perché tutti fanno uno sforzo cane e meritano affetto e sostegno. È forse uno dei pochi sport che è rimasto ancora uno sport, che è rimasto umano nel tifo”. Passa Rabottini, in maglia blu, Carlo lo incita, la gente lo acclama, non è un campione, non è uno dei grandi nomi del ciclismo, ma ha coraggio, è generoso, va in fuga, la gente lo apprezza per questo.
In sala stampa Antonio Frigo parla di salvaiciclisti, è entusiasta del movimento, mi parla del progetto di fare un circuito stabile sul Montello, “in pratica un luogo chiuso alle macchine nel fine settimana dove i ciclisti possano girare senza rischiare di essere investiti. La Provincia è d’accordo, i Comuni pure, sembrano tutti pronti a sposare il progetto però ancora non si parte”. Antonio scrive per il gruppo L’Espresso, si occupa della cronaca della tappa per i giornali regionali del gruppo, “per cui ogni giorno scrivo per un giornale diverso, è strano e divertente perché molte volte mi trovo a conoscere alla partenza o all’arrivo il direttore del giornale che ospiterà ciò che scrivo”. Antonio è sorridente, parla di ciclismo con passione, con competenza, senza tabù, senza omissioni. Al buffet servono prosecco, il vino della mia terra, “ma adesso non è più un vino, è un non vino. È stato riadattato, modificato, reso gradevole al gusto femminile. Un vino vero rimane il Verdiso, il suo antenato”. Usciamo mi porta a conoscere chi è dietro a tutta la comunicazione del Giro, chi insomma manda avanti la baracca. Pino Lazzaro è riservato e ha gli occhi buoni, paterni. Parla piano e capisci subito che è uno che ha qualcosa da dire. È stato calciatore, allenatore, appassionato di ciclismo, giornalista e ora responsabile della segreteria del Giro. È uno dei tanti che lavorano sodo per far sì che tutto questo funzioni e vada avanti “e c’è tanta gente, tantissima, sono loro l’anima del Giro, la spina dorsale. Senza di loro niente di questo sarebbe possibile. È gente che fa un super lavoro e spesso sono volontari. È questa l’anima del ciclismo, è questo il bello di questo sport”.
Il tempo corre, l’autobus per Calalzo si avvicina. Ore 19:20 ultima possibilità per raggiungere Calalzo, da lì treno sino a Conegliano, casa mia.

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