Diciasettesima tappa: Conegliano – Alpe di Pampeago – Trento (terza parte)

Scendere dall’Alpe di Pampeago e riuscire ad arrivare allo Stelvio domani. Come fare? Le tratte ferroviarie impongono una tratta. Arrivare a Milano e da lì risalire a Tirano e aspettare un passaggio per raggiungere Bormio e quindi la cima del passo. Il problema principale è la tempistica. Da Trento l’ultimo treno che porta a Verona e quindi alla coincidenza per Milano è alle 19:33. Considerando che i primi sono arrivati intorno alle 17:30 e gli ultimi oltre mezzora dopo, considerando che le strade sono costipate di traffico di tifosi ammiraglie e seguiti veri. Arrivare a Trento per quell’ora è impossibile. Mancano i treni notturni, questo è il problema. Moretti li ha tolti, li ha eliminati. Il motivo era il costo troppo alto, una spesa insostenibile per l’azienda. D’altra parte gli sprechi dell’amministrazione si riversano sugli utenti. Per fortuna trovo Antonio e si offre di darmi un passaggio sino a Trento per oggi e sino allo Stelvio l’indomani.
A Trento riesco a trovare un posto in ostello, che è l’ultimo disponibile in tutta la struttura. Anche le strade della città sono piene di gente. C’è la pink parade, festival reggae e techno che chiede un’altra città e soprattutto l’eliminazione dell’ordinanza comunale che impone la chiusura di tutte le attività cittadine alle 22:00. “Dicono che questa ordinanza serva per rendere sicura la città, ma non capiscono che una città è sicura solamente se la gente scende in strada, se la città rimane viva e vitale” dice uno degli organizzatori della manifestazione.
“Trento era diventata una città poco appetibile, una città morta. Poi l’Università si è allargata, si è espansa soprattutto verso la metà degli anni 2000 e con i giovani la città è rinata, diventata viva. È stato merito del rettore di quel periodo, Massimo Egidi. Con i giovani però sono anche arrivate le lamentele della gente, per la confusione, per il casino”. Teresa ha sessant’anni e trentina da sempre. “Io sono una di quelle vecchie della generazione dei lamentosi, ma non mi lamento, anzi. Vivere in una città viva sarebbe meglio per tutti. Forse però il sindaco (Alessandro Andreatta, Pd) non la pensa così, forse sta a sentire più i suoi amici potenti che la gente che lo ha votato”.
In ostello trovo Adriano, giovane professore di Siracusa, impiantato a mesi alterni su in Trentino. Due lauree, insegnante precario di latino e greco. “Sono sballottato tra Trentino e Sicilia. Un mese qua, qualcuno giù, poi due settimane ancora a Trento. Come posso pensare a prendermi un appartamento in affitto. Non me lo posso permettere. Mi tocca stare in ostello. D’altra parte rinunciare a salire vuol dire essere tagliato fuori dall’insegnamento e di conseguenza anche alle entrate. Ho ventinove anni e poche speranze di avere un posto fisso nel breve, nonostante le esperienze, il dottorato, le pubblicazioni e le traduzioni fatte per alcuni editori. Per ora mi adatto. Ma è possibile continuare così?”

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