Diciottesima tappa: Trento – Passo dello Stelvio – Milano (terza parte)

Lo Stelvio incorona Thomas De Gendt, 25enne della Vacansoleil, autore di un numero pazzesco, di uno scatto secco sul Mortirolo e di una strenua difesa sulle rampe del Gigante, il passo più alto d’Italia, il secondo d’Europa. Vince De Gendt che prova a spaccare la corsa, che a 8 km dall’arrivo sfiora la rosa virtuale per 8”, che alla fine recupera posizioni, cinque, e minuti, tre e ventidue, e si piazza quarto con vista podio considerando le sue buone doti da cronoman e quelle non eccezionali di Michele Scarponi.
Bravo il belga, bravo crederci, a resistere, a combattere. Bravo anche Carrara, scudiero e artefice di un super lavoro per riportare sui primi il compagno appena evaso dal gruppo dei big. Là davanti c’era anche Cunego, all’ennesimo tentativo da lontano in questo Giro d’Italia, discreto ma nulla di più. Questa volta il veronese lotta, resiste, ma deve arrendersi al giovane fiammingo. Sarà secondo, sarà battuto, ma almeno questa volta da un uomo soltanto. Continua a leggere…

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Diciottesima tappa: Trento – Passo dello Stelvio – Milano (seconda parte)

Le grandi montagne sono là davanti. Il Tonale superato, il Gavia, maestoso e aggressivo sulla destra, il Mortirolo poco più avanti, lo Stelvio in avvicinamento. Antonio narra dei suoi Giri, di vecchi campioni e di giovani che si sono persi per strada, di calcio e Roberto Baggio, di Roberto Baggio prima di diventare Robertobaggio, quando incantava, giovane e acerbo, sui campi di provincia, in quella Vicenza sua casa silenziosa. Attraversiamo luoghi diventati mitici per le azioni dei campioni del ciclismo, per quelle pagine di storia in bicicletta che sono diventate epopea. Luoghi che sono stati cartina stradale di passioni giovanili, amori grandi come un Giro d’Italia.
A Edolo ci fermiamo perché questo sport è anche un business, fatto di sponsor, carovane pubblicitarie, gadget e gente in fila per accaparrarsi ricordi da mostrare ad amici e parenti, ricordi che sentenziano l’io c’ero, l’io ero lì e questo lo testimonia. A Edolo ci fermiamo perché la carovana occupa l’intera sede stradale, per arrivare a Bormio c’è una strada e una sola ed è quella. C’è Paolo Bettini tra i tanti. C’è Paolo Bettini che è stato campione vero, due volte campione del mondo, oro olimpico ad Atene, anno domini 2004, una Milano-San Remo, due Liegi-Bastogne-Liegi, due Giri di Lombardia, due volte campione italiano, un passato da Grillo e un presente sull’ammiraglia della nazionale italiana. Anche lui sposa la causa di salvaiciclisti, anche lui chiede tutele per i ciclisti cittadini, quelli che non puntano a vincere classiche e grandi giri, ma che devono cercare di sopravvivere su strade impallate di traffico, automobilisti irrispettosi e nemmeno l’oasi di ciclabili decenti e sicure. Continua a leggere…

Diciottesima tappa: Trento – Passo dello Stelvio – Milano (prima parte)

Mattina presto. Sveglia e via. Mi dirigo verso Mattarello, paesino di nemmeno 5mila anime a sette chilometri da Trento. Il cielo è un ammasso di nuvole che minacciano pioggia. Aspetto Antonio per muovermi verso il Passo dello Stelvio per l’arrivo della penultima tappa. Faccio colazione e mi metto a guardare la piana sotto il paese, poi i miei occhi salgono sino a incontrare le forme imponenti di una fortezza. “È Castel Beseno, la più grande struttura fortificata del Trentino. Risale al XII secolo”. Fabiano studia storia a Bologna, è nato a Trento e abita nel paese sopra a Mattarello. Ritorna ogni fine settimana per lavorare perché gli studi costano e la sua famiglia non può permettersi di pagargli per intero l’affitto. “Castel Beseno ha una storia travagliata, fatta di sangue e tradimenti. Dalle battaglie del 1400 sino a quelle di era napoleonica sotto le mura della fortezza sono morti non si sa quante migliaia di persone, milioni forse. Una decina di anni fa a seguito di alcuni lavori di restauro delle mura furono trovate due fosse contenenti ossa risalenti a due secoli differenti. Sino al ‘700 fu un punto di importanza strategica, poi la fortezza iniziò a perdere centralità, i Da Beseno persero potere e denaro e tutto fu abbandonato verso la meta del 1800. Solo nel 1973 con il passaggio della struttura alla Regione, il castello ha ripreso a vivere”. Continua a leggere…

Diciasettesima tappa: Conegliano – Alpe di Pampeago – Trento (terza parte)

Scendere dall’Alpe di Pampeago e riuscire ad arrivare allo Stelvio domani. Come fare? Le tratte ferroviarie impongono una tratta. Arrivare a Milano e da lì risalire a Tirano e aspettare un passaggio per raggiungere Bormio e quindi la cima del passo. Il problema principale è la tempistica. Da Trento l’ultimo treno che porta a Verona e quindi alla coincidenza per Milano è alle 19:33. Considerando che i primi sono arrivati intorno alle 17:30 e gli ultimi oltre mezzora dopo, considerando che le strade sono costipate di traffico di tifosi ammiraglie e seguiti veri. Arrivare a Trento per quell’ora è impossibile. Mancano i treni notturni, questo è il problema. Moretti li ha tolti, li ha eliminati. Il motivo era il costo troppo alto, una spesa insostenibile per l’azienda. D’altra parte gli sprechi dell’amministrazione si riversano sugli utenti. Per fortuna trovo Antonio e si offre di darmi un passaggio sino a Trento per oggi e sino allo Stelvio l’indomani.
A Trento riesco a trovare un posto in ostello, che è l’ultimo disponibile in tutta la struttura. Anche le strade della città sono piene di gente. C’è la pink parade, festival reggae e techno che chiede un’altra città e soprattutto l’eliminazione dell’ordinanza comunale che impone la chiusura di tutte le attività cittadine alle 22:00. “Dicono che questa ordinanza serva per rendere sicura la città, ma non capiscono che una città è sicura solamente se la gente scende in strada, se la città rimane viva e vitale” dice uno degli organizzatori della manifestazione. Continua a leggere…

Diaciasettesima tappa: Conegliano – Alpe di Pampeago – Trento (seconda parte)

Arrivare a Pampeago da Treviso in tempo per l’arrivo è cosa difficile e quasi impossibile. Due sono i motivi principali. Tra le Dolomiti i treni non arrivano e i collegamenti in bus dagli snodi principali della zona, Trento e Ora, sono problematici causa passaggio corridori. Per questi motivi, pur di arrivare, devo desistere dalla ricerca di treni e mezzi pubblici e affidarmi alla generosità degli altri giornalisti. Viene in mio aiuto Tom, fotografo belga, anzi fiammingo, che ha imparato l’Italiano lungo i chilometri degli otto Giri d’Italia che ha vissuto al seguito della corsa. Tom racconta della sua terra, il Belgio, delle sue divisioni interne tra valloni e fiamminghi, due culture diverse per lingua e tradizioni accomunate da quasi due secoli di storia comune. “Siamo stati quasi un anno e mezzo senza un governo centrale, una crisi politica che non sembrava avere fine, ma non è stato poi un periodo buio, paradossalmente le cose funzionavano e andavano avanti abbastanza bene. Il ritorno di un governo ha per ora solo reso la gente più scontenta, anche perché l’unica cosa che per ora è stata fatta è quella di alzare le tasse”. A Tom l’Italia piace, gli piacciono i paesaggi, il cibo e la cultura, nonostante certe cose per lui siano inconcepibili. Politica, comportamenti, cose del genere. Continua a leggere…

Diciasettesima tappa: Conegliano – Alpe di Pampeago – Trento (prima parte)

Dalle colline alla pianura trevigiana, dal Monticano al Sile, passando tra capannoni e campi. Il treno è pieno zeppo quando parto. I pendolari della Marca che si spostano per raggiungere lavoro e denaro. I soliti problemi, le solite attese per un posto, i soliti disagi di Roma e Milano, con treni colmi di anime produttive, con lamentele a mezza voce e bestemmie chiuse tra i denti. Il sole batte e la temperatura è rovente, Treviso è un cumulo di gente eccitata per l’arrivo del Giro. Le vetrine è un tripudio di rosa, le donne della Treviso bella e ricca, hanno tutte un particolare di quel colore, un accenno alla corsa, il loro tributo personale al suo passaggio. Una moda come tante, una moda che sorge in un attimo e sparisce quello dopo. Ai trevigiani piace così, passare da un modo di fare e un altro, da una passione a quella successiva.
“Non c’è stata mai tanta gente ad una partenza da inizio Giro. È incredibile. Qui sembrano vivere di ciclismo”. Fotografo da vent’anni, prima edizione in carovana. Si guarda attorno è piacevolmente stupito. Non sbaglia. Il ciclismo in Veneto è sport amatissimo. Nei fine settimana primaverili, estivi e autunnali, le strade di queste zone si riempiono di appassionati più o meno in forma, di ciclisti della domenica che tentano di portare a termine ciò che il dottore ha prescritto, di enociclisti in cerca di ‘ombre’ e sport a buon mercato, di dilettanti in preparazione e pensionati a passeggio. Continua a leggere…

Sedicesima tappa: Conegliano – Vedelago – Conegliano

La pianura veneta è un formicaio di strade, stradine, autostrade, fabbriche, case, costruzioni, capannoni e oscenità paesaggistiche. Un tempo, prima del boom, prima della valanga di soldi pubblici che ha inondato il Veneto dopo l’ondata che ha distrutto tutto sotto le pareti di cemento del Vajont, queste zone soffrivano la fame, erano coltivate a grano, canapa e miseria. Tra Conegliano e Vedelago mi fermo a Montebelluna, Mario mi aspetta mi saluta, mi porta in alto, sulla terrazza della sua casa sopra Mercato Vecchio, la cima del paese. “Vardate intorno. ‘Na volta ghe n’era sol che campi, campi e nient’intorno”. Ora il verde ha lasciato spazio ad una distesa di grigio e di nero, di colori accesi di fabbriche e capannoni. Il verde si stende a macchia di leopardo, macchie sempre più piccole. “Qua di verde ci son solo le camice di certa gente”. Mario ha ottantotto anni, è il nonno di un mio caro amico, è memoria storica di questi posti, continua a coltivare i suoi campi, come sempre ha fatto in questi anni. “Finora ho resistito, ho sempre combattuto per questi campi, nonostante c’abbiano provato a farmeli perdere, a farmi fuori. Devi capire che qui costruttori, politici e gentaglia varia vorrebbero li vorrebbero far sparire tutti, vorrebbero far su case ovunque. Hanno costruito ovunque”. Continua a leggere…

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