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Settima tappa: Roma – Assisi (seconda parte)

In fuga sono in 5: Bonnafond, Minguez Ayala, Failli, Brandle e Keizer. Quest’ultimo sta facendo un Giro sempre tra i fuggitivi. Coraggio o incoscienza? Diciamo che la prima ipotesi dovrebbe essere quella preferibile. Io però voglio credere nella seconda. Ricordo Jacky Durand, due volte numero rosso al Tour, uno che in carriera ha vinto poco ma bene, ci provava sempre, se ne partiva al mattino, quando tutti gli altri ancora sonnecchiavano, e veniva regolarmente ripreso a poco dall’arrivo, sempre ultimo ad arrendersi, sempre a dare tutto e andare a tutta. Tre tappe al Tour de France le vinse, a Cahors nel 1994, a Saint Brieuc nel 1995, a Montouban nel 1998, oltre ad un Giro delle Fiandre nel 1992. Niente male per uno che veniva considerato un pazzo. Continua a leggere…

Quarta tappa: Pescara – Rocca di Cambio – Roma (seconda parte)

La zona dell’arrivo è già frenetica, la diretta partirà tra poco e la sala stampa è già abbastanza piena. Il tempo è buono per andare a mangiare anche perché il tragitto di oggi è stato lungo e la camminata mi ha aperto lo stomaco. Troviamo arrosticini e pasta e fagioli, Pecorino e affettati locali. Tutto ottimo. Gianni Mura avrebbe apprezzato.
Lo stomaco pieno e la passeggiata zaino in spalla mi affossano, andrei a dormire, ma voglio vedere ciò che mi sta attorno, la tappa sta per entrare nel vivo e non voglio perdermela. E’ il primo arrivo in salita, qualcosa può succedere anche se sarà difficile, perché la strada è dolce e Milano distante. Faccio un giro per il paese e vedo anche qui i segni del terremoto. Un signore mi indica il punto nel quale sorgeva la vecchia scuola. L’hanno demolita qualche tempo fa. Mi indica crepe e fessure che un tempo non c’erano e sono state formate dalla terra che tremava. “È il mio paese, ho pianto a vederlo cadere. Qui si è salvato molto di più che a L’Aquila perché qui di cemento armato ne abbiamo usato meno”. Sorride e torna a casa perché è l’ora delle medicine.
Continuo a girovagare, un signore mi ferma e si complimenta per il movimento Salva i ciclisti (porto con me sempre il logo sullo zaino). “Io sono stato preso sotto da una macchina quando stavo a Roma. Mi sono rotto un polso e una spalla, per fortuna però te lo posso raccontare, sono stato in coma due giorni, ma sono qui e sono vivo”. E’ un ex professore di storia, abita a Civita di Bagno, il suo paese natale, ha settantadue anni e gira ancora in bicicletta, anche “se qua su ci sono venuto in motorino perché non so se il mio cuore reggeva allo sforzo”. A Roma non ci ritorna da due anni, mi chiede se è cambiata, gli rispondo che era meglio prima, ma che in fondo è sempre la stessa, sempre caotica, sempre magica. Mi racconta che vorrebbe scrivere un libro su questa zona, ma che non ha mai tempo perché adesso è nonno e, oltre a due bambine, c’ha pure tre cani e una vigna a cui badare. Continua a leggere…

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