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Quinta tappa: Roma

La tappa arriva a Lago Laceno, frazione di Bagnoli Irpino, provincia di Avellino. Io resto a Roma.
È domenica, le tratte hanno orario festivo e la meta della tappa è su un altipiano a circa 1000 m di altezza non servito da alcuna ferrovia. Questo è l’ultimo dei problemi comunque, anche a Rocca di Cambio non arrivava il treno eppure in cima ho trovato il modo di arrivarci. Questo problema lo troverò anche nelle tappe alpine e qualcosa mi inventerò. Ma oggi è diverso.
La stazione più vicina è quella di Avellino. Partenza da Roma, quattro ore e mezzo per arrivare a Benevento, coincidenza e altri tre quarti d’ora per raggiungere il capoluogo irpino. Poi serve un pullman per raggiungere Bagnoli Irpino, infine un altro per salire sull’altipiano. Totale otto ore di viaggio. Ipotizzando di partire alle 6 arriverei alle 14, in tempo per la tappa. Qui però sorge un problema non da poco: la circolazione ferroviaria la domenica è quantomeno lacunosa; ad esempio tra Roma e Avellino ci sono solo due regionali con coincidenza coincidente. Praticamente se il treno ritarda di cinque minuti, cosa all’ordine del giorno, ti tocca stare a terra, in questo caso a Napoli, per un bel po’ di ore. Simpatico.
Sarei potuto partire da L’Aquila. Impossibile, stesso discorso. Da Avezzano magari. Impossibile, stesso discorso. Da Napoli. Sì. Da Napoli sarei potuto partire. C’è solo un problema. La sera prima ero a L’Aquila e per arrivare a Napoli sarei dovuto comunque passare per Roma, o al limite per Cassino, ma dopo le 22 i treni non passano più e Mauro Moretti, Amministratore delegato di Ferrovie dello Stato, presidente di Grandi Stazioni, presidente del Collegio ingegneri ferroviari italiani, Vice presidente dell’Unione industriali di Roma e sindaco di Mompeo, ha pensato bene di risparmiare sui treni notturni per permettere a tutti di poter viaggiare a velocità elevatissima, addirittura con la possibilità di avere “drink e snacks dolci e salati delle migliori marche” e anche un giornale, ma solo se viaggi in prima, perché se viaggi in seconda sei un poveraccio e non ti meriti niente. Continua a leggere…

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Seconda tappa: Bologna – Fano – Ancona

Lascio Bologna nella tarda mattinata. Lascio una città che si è svegliata da un pezzo ma che fatica ancora a rendersi conto che il giorno è iniziato. In tutte le edicole la faccia del Cev, la sua faccia semplice. Bologna è una città sinceramente commossa. Al bar della stazione un uomo sulla settantina parla con un suo coetaneo. “Poveraccio. Era un brav’uomo. Uno di quelli onesti”. L’altro annuisce. “Era uno della curva”, dice sorridendo tristemente un signore incravattato sui cinquanta. I due vecchietti fanno cenno di approvazione con la testa. Parlano ancora di Maurizio Cevenini, del suo tuffo senza ritorno giù dal Palazzo della Regione. “La depressione brutta bestia”, dice il più giovane dei tre con un forte accento bolognese. I tre si guardano e si allontanano ognuno per la sua strada.
Treno puntuale. Treno colmo di gente. Trovo un posto per caso, mentre un ragazzo sulla ventina che mi viene incontro lungo il corridoio, constatato di essere almeno un paio di metri più indietro di me e di aver perso la possibilità di sedersi, prova ad allungare il passo con fare trasognato e inizia a maledirmi e a inveire con sguardi biechi contro di me. Viaggio in piedi, caro. Tocca a te questa volta. Mi siedo e guardo fuori dal finestrino la pianura da una parte e l’appennino che si alza stanco e vecchio, tra boschi e case sparse lungo i pendii. Da una parte la via Emilia, le storie di campagne e di città, di commerci e di cultura emiliana, di un’America dipinta in salsa italiana e di storie fluviali, dall’altra la montagna e le sue storie partigiane, di amore e di resistenza, di vita montanara e leggende boschive. L’Emilia patria di canzoni e dischi consumati nel corso degli anni. Gli stradoni e i vicoli di Bologna gli ho lasciati alle spalle e ora si accavallano campi coltivati, frutteti e lungo i declivi i vigneti di Lambrusco e Sangiovese, base alcolica di racconti. Continua a leggere…

Prima tappa: Roma – Verona – Bologna

“Eo che quel zaino pien de nient? Cosa te fa? Te parti? Da solo?”.
“Sì”.
“E par dove?”.
“Grecia”.
“E parché?”.
Alla mia esitazione, il vecchio Beppo mi guardò e, con fare da saggio, diede lui la risposta per me.
“Se parte sol che par do motivi: o te scapi da qualcosa o te tzerchi qualcosa”, detto questo ingollò il suo primo bicchiere di prosecco della giornata, nove e qualcosa della mattina, e mi augurò buon viaggio.
Avevo vent’anni, il primo anno di università alle spalle e un’estate da barista in una delle tante spiagge stanche della riviera veneta, per raggranellare un po’ di soldi. Mi ero completamente dimenticato in questo tempo di Beppo e di quel suo discorso, nonostante lo veda sempre quando torno a casa #1, nonostante lui non sia cambiato per niente nonostante i sette anni trascorsi: seduto al bar, bicchiere in mano e Gazzetta dello Sport il mattino, Corriere e Gazzettino il pomeriggio. Mi è venuto in mente adesso che sto partendo di nuovo. L’altra volta c’ha avuto ragione: partivo per scappare, forse, perché mi sentivo di perdermi e stare lontano da impegni, scadenze, ecc.; ora non so perché sto partendo, ma sono abbastanza sicuro che me lo dirà il tempo. Quello che so è che c’è un Giro d’Italia da vedere da vicino.
Questo progetto è partito all’improvviso, in un paio d’ore di una mattina di un giorno di maggio. Tre tappe se ne sono già andate, ma erano su al nord, nella piana danese, è successo poco o nulla, quindi poco male. Ieri il carrozzone è rientrato in Italia, ha riposato per riprendersi dal lungo trasferimento e oggi è ripartito, da Verona e proprio da Verona parte la mia rincorsa al Giro.
Parto da Roma, perché lì mi trovavo, tappa a Bologna e su verso Verona. Non appena scendo dal treno una vampata di caldo mi investe, il sole è lieve e non batte troppo, ma l’afa è già presente e probabilmente aumenterà nel pomeriggio. Un vecchietto vede il mio disappunto per le condizioni climatiche e mi fa “e nel pomeriggio non migliorerà, non c’è ancora accenno del vento del Garda, ti tocca soffrire”. Continua a leggere…

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