Tag Archive | Guido Foddis

Diciasettesima tappa: Conegliano – Alpe di Pampeago – Trento (prima parte)

Dalle colline alla pianura trevigiana, dal Monticano al Sile, passando tra capannoni e campi. Il treno è pieno zeppo quando parto. I pendolari della Marca che si spostano per raggiungere lavoro e denaro. I soliti problemi, le solite attese per un posto, i soliti disagi di Roma e Milano, con treni colmi di anime produttive, con lamentele a mezza voce e bestemmie chiuse tra i denti. Il sole batte e la temperatura è rovente, Treviso è un cumulo di gente eccitata per l’arrivo del Giro. Le vetrine è un tripudio di rosa, le donne della Treviso bella e ricca, hanno tutte un particolare di quel colore, un accenno alla corsa, il loro tributo personale al suo passaggio. Una moda come tante, una moda che sorge in un attimo e sparisce quello dopo. Ai trevigiani piace così, passare da un modo di fare e un altro, da una passione a quella successiva.
“Non c’è stata mai tanta gente ad una partenza da inizio Giro. È incredibile. Qui sembrano vivere di ciclismo”. Fotografo da vent’anni, prima edizione in carovana. Si guarda attorno è piacevolmente stupito. Non sbaglia. Il ciclismo in Veneto è sport amatissimo. Nei fine settimana primaverili, estivi e autunnali, le strade di queste zone si riempiono di appassionati più o meno in forma, di ciclisti della domenica che tentano di portare a termine ciò che il dottore ha prescritto, di enociclisti in cerca di ‘ombre’ e sport a buon mercato, di dilettanti in preparazione e pensionati a passeggio. Continua a leggere…

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Sedicesima tappa: Conegliano – Vedelago – Conegliano

La pianura veneta è un formicaio di strade, stradine, autostrade, fabbriche, case, costruzioni, capannoni e oscenità paesaggistiche. Un tempo, prima del boom, prima della valanga di soldi pubblici che ha inondato il Veneto dopo l’ondata che ha distrutto tutto sotto le pareti di cemento del Vajont, queste zone soffrivano la fame, erano coltivate a grano, canapa e miseria. Tra Conegliano e Vedelago mi fermo a Montebelluna, Mario mi aspetta mi saluta, mi porta in alto, sulla terrazza della sua casa sopra Mercato Vecchio, la cima del paese. “Vardate intorno. ‘Na volta ghe n’era sol che campi, campi e nient’intorno”. Ora il verde ha lasciato spazio ad una distesa di grigio e di nero, di colori accesi di fabbriche e capannoni. Il verde si stende a macchia di leopardo, macchie sempre più piccole. “Qua di verde ci son solo le camice di certa gente”. Mario ha ottantotto anni, è il nonno di un mio caro amico, è memoria storica di questi posti, continua a coltivare i suoi campi, come sempre ha fatto in questi anni. “Finora ho resistito, ho sempre combattuto per questi campi, nonostante c’abbiano provato a farmeli perdere, a farmi fuori. Devi capire che qui costruttori, politici e gentaglia varia vorrebbero li vorrebbero far sparire tutti, vorrebbero far su case ovunque. Hanno costruito ovunque”. Continua a leggere…

Dodicesima tappa: Milano – Pian dei Resinelli – Milano (seconda parte)

La pioggia non si arresta, per fortuna mangiamo benissimo, dal pesce di lago alla cane, dalle crespelle ai formaggi locali, speciali; c’è poco da dire, in Lombardia i formaggi sono uno spettacolo. Uno spettacolo come quello che da lì a poco mette in scena Matteo Rabottini, pescarese classe 1987, 151 km di fuga da solo, quattro Gpm vinti e successo finale ottenuto resistendo alla rimonta di Joaquim Rodriguez, restandogli a ruota e superandolo ai venti metri dall’arrivo. Bravo Puirito, partito ai 1500 m dall’arrivo con uno scatto potente che ha lasciato tutti gli altri favoriti per il successo finale sui pedali. Saluti a Scarponi, il primo a cercare di lasciare il gruppo buono, saluti a Kreuziger, che c’ha provato con la squadra giù dal Culmine San Pietro, saluti a Hesjedal, che ha lottato ma ha dovuto alzare bandiera bianca, saluti a Basso, che tanto non ci prova mai perché aspetta la terza settimana. Purito di nuovo in rosa, Purito ora il favorito numero uno al successo finale, perché sta dimostrando forza e carattere, tenuta e scatto. L’eroe di giornata però non può essere che Rabottini, che è pure caduto giù dal Culmine, si è rialzato, ha continuato come niente fosse, è stato solo tutto il giorno con Scinto che gli urlava “vai che ce la fai, vai che ce la fai”. Alla fine successo di tappa e maglia azzurra. Seconda vittoria in carriera, entrambe ottenute dopo una fuga lunghissima. Chapeau. Continua a leggere…

Ottava tappa: Assisi – Montecatini Terme – Firenze (prima parte)

Fuori dalla finestra il tempo sembra buttare al peggio. Nuvole nere gravitano sopra Assisi e tira aria di pioggia. Vento ce n’è poco e la temperatura è accettabilmente tiepida. È mattina presto, troppo presto, ma sino all’arrivo è lunga e c’è la partenza nella città bassa. Per fortuna appena sveglio Guido e Vittorio, giornalista di Radio Capital, mi dicono che l’arrivo non è a Montevarchi come ero sicuro, ma a Montecatini Terme, provincia di Pistoia. Un’ora e mezza di treno in più. E sì che il Garibaldi lo guardo ogni giorno.
Colazione e via, ma non alla corsa, di nuovo su nel borgo antico. La Basilica di San Francesco non l’ho mai vista e questa è l’occasione buona per farlo. Andrea mi accompagna davanti alle porte di quella inferiore. Non è nuda terra certo, ma quantomeno è un bel vedere. Mi sento un turista e probabilmente lo sono. Quando vivi a Roma, la parola turista genera automaticamente un certo fastidio, specie se lavori in centro e non sei nel settore turismo. Marciapiede impallato di gente, traffico, uomini, donne e bambini che non sanno dove vanno e che non guardano dove vanno: tutti buoni motivi per ricercare stradine secondarie che allungano la strada, ma ti fanno comunque perdere meno tempo, passi conditi da improperi a destra e a manca e un naturale istinto omicida. Lascio i miei pregiudizi e la mia avversione verso i turisti e mi tramuto in uno di essi: esito positivo, andate a vedervi la Basilica perché merita. Non posso dire altro perché di storia dell’arte ne so poco. Nella piazza inferiore, in fila per tre col resto di due la stradale si fa bella davanti ai fotografi. Moto pulite e lustrate sino allo svenimento, un bel gippone da duri, divise impeccabili e stivali d’un brillante che nemmeno i capelli di Fonzi erano così lustri. I turisti guardano compiaciuti, una scolaresca applaude, due vecchiette inneggiano un “viva la polizia, viva la polizia” che è gioia allo stato puro, un vecchietto invece se ne va bestemmiando, incazzato per lo spreco di risorse pubbliche. Punti di vista di un’unica immagine, di un unico scorcio. Continua a leggere…

Settima tappa: Roma – Assisi (prima parte)

Per la prima volta dall’inizio del Giro, o meglio dall’inizio di Giroinseconda, parto in direzione nord. Meta finale è Assisi. Per la prima volta, inoltre, dormirò nella sede d’arrivo della tappa, che poi è anche sede di partenza di quella successiva, ciò vuol dire meno spostamenti e possibilità di andare al villaggio di partenza e al podio firme che tanto il pass me lo permette.
Il tragitto si preannuncia abbastanza breve e senza particolari insidie, se non quella di dovermi fare a piedi tre chilometri in salita. Sempre che non riesca a trovare un bus per la città alta. Assisi è strutturata allo stesso modo di Frosinone: una parte vecchia arroccata su di una montagnola, l’altra giù in pianura, piena di edifici del dopoguerra che stonano un po’ rispetto al contesto. Continua a leggere…

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