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Diciannovesima tappa: Milano (prima parte)

È ora di alzarsi. Ultimo giorno di gara. Crono finale. Tutto si decide. Vincitori e vinti, gloria e rimpianti. In due per la vittoria, in due per il terzo posto. Poi qualcuno potrà guadagnare un posto, forse due, qualcuno li perderà, ma sono posizioni buone per statistici, per i beppeconti della situazione, perché tanto la gente, quella che si fa i chilometri per vedere i corridori salire in salita, sprintare, vincere e cadere, ama tutti ma ricorda solo il vincitore, i vincitori, al massimo chi sale sul podio. È questo che conta ormai.
Alzo la tapparella e con sorpresa noto che anche a Milano qualche volta c’è il sole. Non l’avrei mai detto perché non me l’hanno mai detto, sempre a lamentarsi che a Roma, si sta meglio perché a Roma c’è il sole. Mi preparo ad uscire e il sole però è già sparito, la foschia ha preso possesso di tutto e le nubi sono in avvicinamento. Oggi tutti a piedi, lo impone Pisapia, lo impone l’innalzamento delle polveri sottili e meglio bloccare la città oggi che c’è il Giro, piuttosto che dover sfidare i milanesi un’altra volta. Non so se i sindaci credano davvero a questa formula, oppure la utilizzino solo per far vedere che hanno a cuore il nostro benessere polmonare e che provano davvero a rendere le città più respirabili. Lasciamoli lavorare, amministrano il bene comune in modo talmente accurato e preciso che sarebbe sbagliato crocifiggerli per queste cose. Domenica a piedi e coscienza lavata, ripulita almeno sino al prossimo allarme polveri sottili, alla prossima alternanza di targhe, al prossimo blocco del traffico.
Piazza del Duomo è un tripudio di gente che curiosa si aggira tra stand pubblicitari, magliette e palloncini rosa. I bambini corrono per passare il tempo prima dell’inizio della corsa, prima della sfilata dei loro beniamini, che quest’anno sarà meno parata e più battaglia perché in palio c’è la maglia rosa e il podio, mica cosa da ridere. Continua a leggere…

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Quindicesima tappa: Laives – Cortina d’Ampezzo – Conegliano (prima parte)

Laives la lascio alle 8 del mattino. Sino a Bolzano sfrutto il passaggio in macchina offertomi da Doris e Ivano. Le strade sono trafficate, ma niente a che vedere con le code chilometriche di Roma e Milano. Un sole caldo illumina le montagne coperte da una fitta vegetazione. Ai lati dello stradone una ciclabile a due corsie. Rispetto al resto dell’Italia sembra un’autostrada per bicilette, “è però da anni che aspetta di essere completata e noi ancora aspettiamo. Mancano 5 km, la gente è abbastanza seccata, perché questa interruzione rende impossibile raggiungere Bolzano da Laives e Bronzolo”. In quasi tutta Italia infrastrutture del genere sarebbero un sogno, qui si vedono anche i difetti che ci sono e sono visibili nonostante le cose funzionano. “Sì è vero, qui le cose vanno abbastanza bene, ma ci sono ancora anche qui i problemi. Ad esempio il presidente della provincia ha uno stipendio più alto di quello di Obama. Ma ti rendi conto? È una cosa incredibile. Qui in Italia per governare nemmeno un milione di abitanti vieni pagato più del presidente di uno degli stati più importanti al mondo?”. Misteri d’Italia. Continua a leggere…

Quattordicesima tappa: Milano – Falzes – Laives (Bz)

Riparte il Giro e riparte anche il viaggio. Da Milano a Falzes, Val Pusteria, provincia di Bolzano. I corridori partono da Limone sul Garda, che sarebbe stato anche bello visitare, però il treno non passa attraverso il lago e soprattutto non viaggia a duecento all’ora come un Frecciarossa. Per cui alzataccia, zaino in spalla e via per tre regioni, con tre treni e un pezzo a piedi sperando in un passaggio amico. In totale circa 400 km da percorrere e oltre 6 ore di treno. È martedì mattina è ora di viaggio per i pendolari. C’è chi entra a Milano e chi esce, chi si muove verso i paesi dell’hinterland, chi si sposta nel bresciano. Il treno per Verona è imballato di gente, un posto a sedere non lo si trova nemmeno a pagarlo oro, “e sarà così sino a Rovato, poi piano piano la gente scende e un posto lo trovi. Questa è la norma per noi, Moretti si fa bello e si fa fotografare a bordo dei treni ad Alta Velocità, con personaggi illustri che gli dicono ‘oh che bello, oh che comodo, oh che efficiente’ e poi si dimentica di chi il treno lo usa tutte le mattine magari per andare a Monza o a Lodi e si ritrova al freddo d’inverno, in un forno d’estate. Alla faccia del servizio pubblico”. Maria Rita è da quindici anni che prende il treno per andare a lavorare fuori Milano e in questo lasso di tempo ha notato un netto peggioramento dei trasporti, “un declino verticale. Quindici anni fa, ma anche dieci anni fa, c’erano il doppio dei treni, lo stare in piedi era un eccezione, non la regola. Poi si è limato qui, si è limato là e siamo arrivati ad oggi dove non si riesce più quasi a prendere il treno: siamo trattati come merci e il prezzo dei biglietti è sempre maggiore. Stanno costruendo l’Alta Velocità dappertutto e va bene, però dovrebbero tenere in considerazione anche la gente normale, non avere a cuore solo la comodità del manager in viaggio di lavoro”. Non è l’unica lamentela che sento durante il viaggio. La gente è arrabbiata, si sente presa in giro, si sente impotente. Dopo poco meno di un’ora riesco a sedermi. Mi addormento all’istante, mi risveglio a Verona. Continua a leggere…

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