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da Giroinseconda a Girodiruota

girodiruotaIl 9 maggio dello scorso anno partiva Giroinseconda, il racconto di un Giro d’Italia seguito dai treni regionali. Oggi, quasi un anno nuovo parte un nuovo progetto: Girodiruota. L’idea è semplice. Partenza da Napoli, sede di partenza del Giro d’Italia, e poi su verso nord, verso Brescia. Questa volta niente treni però, solo le due ruote di una bicicletta, che per l’occasione mi verrà data da i miei sponsor, che mi terranno compagnia per i 23 giorni di gara, per loro, quelli che corrono.
Il mio Giro d’Italia seguirà quello vero dai bar sport, per capire un po’ se questo sport parli ancora alla gente, smuova ancora appassionati e gente normali, insomma sia ancora il giro degli italiani. Bar sport ma non solo, c’è altro. Girodiruota sarà l’occasione per parlare di mobilità. Non solo di bici, ma di mobilità a tutto tondo, perché il ciclismo, i suoi miti e le sue leggende, dovrebbero occuparsi anche di questo. Rendere ciclabile un paese, dare la possibilità alle persone di muoversi in libertà e in sicurezza.
Manca poco alla partenza. Sto progettando un po’ di cose, percorsi, interviste, storie da raccontare. Sto cercando anche almeno un’altra sponsorizzazione che mi permetta di affrontare le spese del viaggio. A breve partirà anche una campagna di crowdfunding.
Per cui se avete suggerimenti, opinioni in merito, un’azienda pronta a credere nel progetto non esitatemi a contattarmi. Questo è l’indirizzo mail: giovannibattistuzzi@gmail.com
Grazie di tutto già da ora.

Giovanni Battistuzzi

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Muoviti Roma, lo streaming

muovitiroma Muoviti Roma sta partendo, manca poco ormai, è quasi fatta. Muoviti Roma inizierà alle 16, oggi 8 febbraio 2013. Muoviti Roma lo troverete oggi alle 16 all’Uban Center Roma XI in via Niccolò Odero, 13, a Roma, a Garbatella. Muoviti Roma però viene incontro anche a chi non potrà venire, ve lo porterà sullo schermo del vostro computer con una diretta streaming che potrete trovare qui: http://www.ustream.tv/channel/ciclofficinalastrada
Muoviti Roma, perché è ora.

Muoviti Roma; è ora

muovitiromaHai visto mai che magari qualcosa cambia. E se cambiassero davvero le cose? Che ne so, pensa se la gente capisse che non tutto gira attorno alla macchina, che per andare a prendere un caffè a mezzo chilometro di distanza con un amico, un collega, insomma qualcuno, non serve salire in auto e accelerare, ma possono bastare anche i piedi o una bici. E se cambiassero davvero le cose?
Divagazioni, speranze, volontà. Ma se cambiassero davvero le cose, se questo mito degli anni ’60 sparisse, il mito della mobilità a 4 ruote del tutti felici e contenti a bordo di un auto si volatilizzasse, o se anche solo si attenuasse, staremmo davvero tornando indietro come qualcuno pensa ancora?
No.
No ed è ora di smetterla di girare attorno alle domande e cercare finalmente le risposte, anzi formarsi da soli le risposte. Non autocelebrazione, ma fai da te, bricolage, molte volte buona volontà, qualche volta rivolta. Perché se non gridi in questo paese nessuno ti ascolta e a volte non serve nemmeno gridare, bisogna costruire qualcosa e poi mostrare agli altri che lo si è fatto davvero, così magari qualcuno si ferma a guardare e magari si chiede ‘se l’ha fatto lui perché io no?’ e così capisce che non è poi troppo difficile, che si può fare. Si può.
E qualcosa si è creato, qualcosa è stato creato, ma non dal niente, da tante piccole esperienze che sommate una ad una si sono unite formando qualcosa di più grande, qualcosa di più forte. Qualcosa si è creato pedalando tutti insieme verso una direzione precisa quella di far capire che un’altra via è possibile, che un’altra mobilità è possibile. È per questo che è nato Muoviti Roma, un convegno che non è una speranza, ma un obbiettivo, un obbiettivo che non è utopia ma soltanto una realtà futura, futuribile magari, ma che verrà. Un convegno nato dal basso, da chi ogni giorno è sulla strada e vive la strada sia in bicicletta, che con i mezzi pubblici, sia in macchina suo malgrado oppure per lavoro. Muoviti Roma, nato dalla fruttuosa collaborazione tra la ciclofficina del C.S.O.A. La Strada e il movimento #salvaiciclisti, che proprio un anno fa nasceva e che spegne così, nel migliore dei modi, la sua prima candelina.
È per questo che Giroinseconda riprende vita per un attimo, perché ci sono cose che passano, altre che non ti accorgi nemmeno che sono passate e cose che invece potrebbero essere un punto di svolta oppure solo un modo per capire dove si è e dove invece si può andare. Muoviti Roma è l’occasione per capire cosa ora è Roma e dove invece potrebbe arrivare, dove invece la potremmo portare.
È per questo che oggi, dalle 16 all’Urban Center Roma XI in via Niccolò Oddero 13 a Garbatella sarà importante esserci. Non per fare presenza, per far vedere che si è in tanti, anche se questo sarebbe un’ottica cosa per una Roma finalmente “movibile”, ma soprattutto per rendersi conto di come ciò che amiamo e che odiamo potrebbe essere differente, più vivibile, insomma, migliore.
In questo convegno parleranno in tanti (qui potete leggere il chi, come e cosa) perché la mobilità è qualcosa che va presa in toto, segata a metà e analizzata piano piano, pezzo per pezzo, altrimenti viene difficile capire cosa sia, il perché è mobile e come si possa riparare, ricostruire, renderlo umano; un po’ come una bici, ma un attimo più complesso. Parleranno in tanti e di molte cose, dalla ciclabilità all’introduzione della zone 30, dal servizio pubblico all’ingegneria del traffico, tutti con uno scopo, riuscire a prendere coscienza di come la città si muove e in questo modo potersela riprendere.
Perché che Roma sia una città splendida è una banalità che sappiamo tutti, ma una città così non può permettersi di essere un groviglio di tempo perso, di smog, di incazzature, di liti per il traffico. Perché in questo modo il bello che sta attorno a tutti nessuno lo noterà più, se non qualche turista, e quel bello si perderà, scomparirà, se ne andrà e non lo riusciremo più a riprenderlo. E allora è giunto il momento. È giunta l’ora di rifarlo nostro.

P.S. Ci vediamo alle 16.

Diciannovesima tappa: Milano (prima parte)

È ora di alzarsi. Ultimo giorno di gara. Crono finale. Tutto si decide. Vincitori e vinti, gloria e rimpianti. In due per la vittoria, in due per il terzo posto. Poi qualcuno potrà guadagnare un posto, forse due, qualcuno li perderà, ma sono posizioni buone per statistici, per i beppeconti della situazione, perché tanto la gente, quella che si fa i chilometri per vedere i corridori salire in salita, sprintare, vincere e cadere, ama tutti ma ricorda solo il vincitore, i vincitori, al massimo chi sale sul podio. È questo che conta ormai.
Alzo la tapparella e con sorpresa noto che anche a Milano qualche volta c’è il sole. Non l’avrei mai detto perché non me l’hanno mai detto, sempre a lamentarsi che a Roma, si sta meglio perché a Roma c’è il sole. Mi preparo ad uscire e il sole però è già sparito, la foschia ha preso possesso di tutto e le nubi sono in avvicinamento. Oggi tutti a piedi, lo impone Pisapia, lo impone l’innalzamento delle polveri sottili e meglio bloccare la città oggi che c’è il Giro, piuttosto che dover sfidare i milanesi un’altra volta. Non so se i sindaci credano davvero a questa formula, oppure la utilizzino solo per far vedere che hanno a cuore il nostro benessere polmonare e che provano davvero a rendere le città più respirabili. Lasciamoli lavorare, amministrano il bene comune in modo talmente accurato e preciso che sarebbe sbagliato crocifiggerli per queste cose. Domenica a piedi e coscienza lavata, ripulita almeno sino al prossimo allarme polveri sottili, alla prossima alternanza di targhe, al prossimo blocco del traffico.
Piazza del Duomo è un tripudio di gente che curiosa si aggira tra stand pubblicitari, magliette e palloncini rosa. I bambini corrono per passare il tempo prima dell’inizio della corsa, prima della sfilata dei loro beniamini, che quest’anno sarà meno parata e più battaglia perché in palio c’è la maglia rosa e il podio, mica cosa da ridere. Continua a leggere…

Diciottesima tappa: Trento – Passo dello Stelvio – Milano (seconda parte)

Le grandi montagne sono là davanti. Il Tonale superato, il Gavia, maestoso e aggressivo sulla destra, il Mortirolo poco più avanti, lo Stelvio in avvicinamento. Antonio narra dei suoi Giri, di vecchi campioni e di giovani che si sono persi per strada, di calcio e Roberto Baggio, di Roberto Baggio prima di diventare Robertobaggio, quando incantava, giovane e acerbo, sui campi di provincia, in quella Vicenza sua casa silenziosa. Attraversiamo luoghi diventati mitici per le azioni dei campioni del ciclismo, per quelle pagine di storia in bicicletta che sono diventate epopea. Luoghi che sono stati cartina stradale di passioni giovanili, amori grandi come un Giro d’Italia.
A Edolo ci fermiamo perché questo sport è anche un business, fatto di sponsor, carovane pubblicitarie, gadget e gente in fila per accaparrarsi ricordi da mostrare ad amici e parenti, ricordi che sentenziano l’io c’ero, l’io ero lì e questo lo testimonia. A Edolo ci fermiamo perché la carovana occupa l’intera sede stradale, per arrivare a Bormio c’è una strada e una sola ed è quella. C’è Paolo Bettini tra i tanti. C’è Paolo Bettini che è stato campione vero, due volte campione del mondo, oro olimpico ad Atene, anno domini 2004, una Milano-San Remo, due Liegi-Bastogne-Liegi, due Giri di Lombardia, due volte campione italiano, un passato da Grillo e un presente sull’ammiraglia della nazionale italiana. Anche lui sposa la causa di salvaiciclisti, anche lui chiede tutele per i ciclisti cittadini, quelli che non puntano a vincere classiche e grandi giri, ma che devono cercare di sopravvivere su strade impallate di traffico, automobilisti irrispettosi e nemmeno l’oasi di ciclabili decenti e sicure. Continua a leggere…

Diciasettesima tappa: Conegliano – Alpe di Pampeago – Trento (prima parte)

Dalle colline alla pianura trevigiana, dal Monticano al Sile, passando tra capannoni e campi. Il treno è pieno zeppo quando parto. I pendolari della Marca che si spostano per raggiungere lavoro e denaro. I soliti problemi, le solite attese per un posto, i soliti disagi di Roma e Milano, con treni colmi di anime produttive, con lamentele a mezza voce e bestemmie chiuse tra i denti. Il sole batte e la temperatura è rovente, Treviso è un cumulo di gente eccitata per l’arrivo del Giro. Le vetrine è un tripudio di rosa, le donne della Treviso bella e ricca, hanno tutte un particolare di quel colore, un accenno alla corsa, il loro tributo personale al suo passaggio. Una moda come tante, una moda che sorge in un attimo e sparisce quello dopo. Ai trevigiani piace così, passare da un modo di fare e un altro, da una passione a quella successiva.
“Non c’è stata mai tanta gente ad una partenza da inizio Giro. È incredibile. Qui sembrano vivere di ciclismo”. Fotografo da vent’anni, prima edizione in carovana. Si guarda attorno è piacevolmente stupito. Non sbaglia. Il ciclismo in Veneto è sport amatissimo. Nei fine settimana primaverili, estivi e autunnali, le strade di queste zone si riempiono di appassionati più o meno in forma, di ciclisti della domenica che tentano di portare a termine ciò che il dottore ha prescritto, di enociclisti in cerca di ‘ombre’ e sport a buon mercato, di dilettanti in preparazione e pensionati a passeggio. Continua a leggere…

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